Abarth

Abarth & C. S.p.A.
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Stato: Italia
Tipo: Società per azioni
Fondazione: 1949 a Bologna
Fondata da: Carlo Abarth
Sede principale: Torino
Gruppo: Fiat S.p.A. (Stellantis)
Persone chiave: Harald Wester, direttore operativo
Settore: Metalmeccanica (Autoveicoli)
Prodotti:  Autovetture
Slogan   «benvenuti sulla cattiva strada – guida Abarth responsabilmente»
Sito web:  www.abarth.it


La Abarth, è un casa automobilistica italiana, fondata nel 1949 dall’ingegnere italo-austriaco Carlo Abarth.

Nacque come scuderia sportiva e per la produzione di autovetture sportive. Il successo dell’azienda si deve soprattutto alle marmitte omonime, prodotte per un gran numero di vetture, oltre alle Fiat anche Alfa Romeo, Lancia, Simca e Porsche. Attualmente l’azienda è una società controllata al 100% dalla Fiat Group Automobiles.[1] Rilanciata nel 2007, con il nome Abarth & C. SpA, l’azienda si occupa della produzione e commercializzazione di versioni sportive ed elaborazioni di vetture FIAT con il marchio Abarth.

Carlo Abarth
Karl Abarth, poi italianizzato in Carlo Abarth (Vienna, 15 novembre 1908 – Vienna, 24 ottobre 1979), è stato un imprenditore austriaco naturalizzato italiano.

Karl Albert Abarth nacque in Austria, nel periodo immediatamente precedente il disfacimento dell’Impero austro-ungarico; la madre Dora Taussig apparteneva alla piccola borghesia viennese e il padre Karl era sottotenente dell’esercito imperiale asburgico.

La famiglia paterna era originaria di Merano, ove gestiva alcune attività commerciali; fu particolarmente colpita dalla conclusione della prima guerra mondiale che sancì l’annessione dell’Alto Adige al Regno d’Italia e, conseguentemente, la perdita delle importanti concessioni imperiali per il servizio postale. Nel 1919, dopo l’esilio dell’imperatore Carlo I e la proclamazione della prima repubblica austriaca, Karl “senior” decise di trasferirsi a Merano per assumere la gestione dell’albergo paterno, scegliendo quindi la cittadinanza italiana, mentre Karl “junior” rimase a Vienna con la madre.

Fin da piccolo coltivò la propria passione per la velocità, per l’agonismo e per la tecnica. Un episodio dell’infanzia, raccontato dai biografi, traccia perfettamente la figura di Karl Abarth, quale futuro pilota e tecnico nelle competizioni: poco più che decenne, il piccolo Karl partecipava alle gare di velocità in monopattino che giornalmente si tenevano tra i ragazzi del quartiere, ma la presenza di concorrenti con qualche anno in più, gli precludeva ogni possibilità di vittoria. Fu così che decise di tagliare la sua cintura di cuoio e, con l’aiuto di un calzolaio, incollarla a ricoprire le ruote in legno del suo monopattino, ottenendo un’aderenza decisamente superiore che gli consentì di battere i rivali.

A 16 anni decise di entrare nelle officine della Castagna & C., un laboratorio che collaborava con la facoltà di ingegneria di Vienna per le meccaniche di precisione, e in quella della Degan, dove si fabbricavano telai di motociclette. In questo modo riuscì a farsi una formazione completa su quello che riguarda la ciclistica e la motoristica di un mezzo.
Gli inizi da pilota

L’esperienza in queste officine gli valse una certa visibilità: venne notato dal campione di motociclismo Josef Opawsky, che lo introdusse alla scuderia della Motor Thun, la storica fabbrica di motociclette. Abarth lavorò alle revisioni dei veicoli e al collaudo di nuove soluzioni, e grazie a questa attività potrà, quasi ventenne, creare il suo primo telaio motociclistico in collaborazione con la Degan.

Durante il suo rapporto con la Thun, fu coinvolto in una vicenda tormentata: durante il Gran Premio d’Austria fu chiamato a sostituire un pilota della scuderia, malato. Nella prima sessione di prove fece registrare subito il miglior tempo. Accusato dai piloti e dai suoi stessi compagni di squadra, tra cui lo stesso Opawsky, di aver truccato il veicolo, dovette cambiare mezzo in occasione della seconda prova. Abarth ottenne ancora la pole position migliorando nuovamente il tempo. Tutto questo provocò una serie di malumori tra i piloti che videro nel giovane Abarth una minaccia. Il giorno della gara Abarth fu però costretto al ritiro per un guasto meccanico, e la stampa dell’epoca sollevò l’ipotesi che il suo mezzo fosse stato sabotato.

Dunque, in rotta con la Thun e ostracizzato dal mondo delle scuderie, decide nel 1929 di comprarsi una moto usata (una Grindlay-Peerless 250 cm³?) che lui rielabora rendendola più leggera e adatta alla pista. La prima vittoria arriva qualche mese dopo a Salisburgo. Subito dopo, Abarth viene notato da scuderie inglesi e tedesche. In particolare con la DKW correrà qualche gara. Nel frattempo, Karl costruisce la sua prima motocicletta con il marchio Abarth, motore monocilindrico a 2 tempi 250 cm³ raffreddato ad acqua addirittura da 2 radiatori.
Il primo incidente e i sidecar

Durante la gara Vienna-Innsbruck del 4 maggio 1930, nei pressi di Linz, Abarth incappò in un grave incidente che fu causa di una menomazione permanente al ginocchio, impedendogli il prosieguo dell’attività motociclistica sportiva. Dopo il lungo periodo di convalescenza e riabilitazione, trascorso a realizzare un nuovo tipo di marmitta, tentò più volte di ottenere il consenso della commissione medico-sportiva per tornare alle gare motociclistiche, ma gli fu sempre negato.

Fu questa la ragione che lo costrinse a dirottare la sua attenzione verso le gare di sidecar e, tornato a lavorare per le officine Degan, s’inventò una sfida di velocità con Orient-Express, sulla tratta di 1.370 chilometri da Ostenda a Vienna. La gara si svolse nel 1932, sollevando grande eco sulla stampa europea, per l’originalità della prova, e portando quello che oggi verrebbe definito un grande ritorno d’immagine per il pilota e per l’azienda in cui lavorava.

Per quanto riguarda le gare tra sidecar, la menomazione al ginocchio non gli precludeva la guida, ma rappresentava un handicap notevole. Come già aveva fatto con il monopattino, Abarth riuscì a colmare le carenze fisiche con l’inventiva tecnica, realizzando un sistema a leva (denominato “Schwingachse”, in italiano “asse oscillante”) con il quale poteva inclinare la terza ruota del sidecar, così riuscendo ad aumentare considerevolmente la velocità di percorrenza delle curve.
La Slovenia e il secondo incidente

Il congegno gli permise di conquistare la quasi totalità delle competizioni cui partecipò nel successivo triennio, fino a quando un secondo gravissimo incidente, occorsogli in gara a Lubiana nel 1939, lo costrinse definitivamente ad abbandonare la carriera di pilota.

Già due anni prima, a causa dello stato di violenza e insicurezza sociale che seguirono l’assassinio del cancelliere Dollfuss e precedettero l’annessione dell’Austria alla Germania nazista, Abarth aveva deciso di trasferirsi a Merano e correre con i colori italiani. Dopo essersi ristabilito dall’incidente, si trovava senza lavoro, con la prospettiva di tornare stabilmente a Merano per occuparsi dell’albergo di famiglia. Anche in Italia, però, la situazione era molto cambiata e l’omologazione del regime fascista alla politica hitleriana, oltre all’innata avversione per la carriera di albergatore, lo consigliarono a fermarsi nel Regno di Jugoslavia, per assumere la direzione di una piccola fabbrica di gassogeni a Lubiana.

Le alterne fasi della seconda guerra mondiale portarono il capoluogo sloveno a divenire parte del territorio italiano nel 1941, per poi essere occupato dalle truppe tedesche nel 1943 e, finalmente, liberato al termine del conflitto. Seguendo l’esodo di molti profughi, Abarth lasciò ogni sua proprietà per guadagnare il confine italiano, trovandosi ancora una volta a dover ripartire da zero.
In Italia

Raggiunto l’anziano padre a Merano nel 1945, riuscì a farsi rilasciare un certificato di identità a nome di Carlo Abarth che, nel giro di pochi anni, venne seguito dal riconoscimento della cittadinanza italiana. Nel tentativo di ritornare ad occuparsi di meccanica e competizioni motoristiche, scrisse all’amico Ferry Porsche per offrirsi quale collaboratore. La notizia del colpo di mano con il quale i componenti maschi della famiglia Porsche furono arrestati dalle autorità francesi come criminali di guerra, il 15 dicembre 1945, giunse come un fulmine a ciel sereno e costrinse Abarth a dedicarsi al commercio di tappeti, per sbarcare il lunario.

Dopo pochi mesi Ferry Porsche venne liberato e chiamò Abarth a far parte del gruppo di lavoro formato per gestire l’ambizioso progetto sportivo della Cisitalia, quale responsabile organizzativo per le gare. L’esperienza durò poco più di due anni e, pur breve, gli permise di lavorare a diretto contatto con Ferry Porsche e con importanti personalità dell’automobilismo mondiale di quell’epoca, quali Giovanni Savonuzzi, Rudolf Hruska, Piero Taruffi e Tazio Nuvolari. Quando, nel 1949, la Cisitalia fallì, Abarth ricevette in pagamento delle sue spettanze le vetture Cisitalia utilizzate dal eparto corse per gare riservate alle automobili derivate di serie e alcune casse contenenti ricambi e materiale vario, proveniente dall’officina di sperimentazione. Proprio in quelle casse, a sua insaputa, si nascondeva l’imminente fortuna industriale della futura Abarth & C.
La Abarth & C.

Nel 1949 Abarth, coadiuvato dal pilota Guido Scagliarini, decide di aprire l’azienda che porta il suo nome, scegliendo come simbolo proprio il suo segno zodiacale, lo scorpione.

La ditta specializzata in elaborazioni omonima prende la sede a Torino dove, alla fine dell’anno conta già oltre 30 dipendenti.
Una Abarth 500 (1973)

Partendo proprio dalla liquidazione dalla fallita Cisitalia, dalla quale ottiene alcuni autoveicoli, costruisce una scuderia con piloti del calibro di Nuvolari, Bonetto, Cortese. La squadra corse conferma l’intuito imprenditoriale di Abarth che utilizza le vittorie del team come volàno per trainare il fatturato della ditta. Abarth capisce come differenziare la sua officina rispetto alle altre e comincia a commercializzare kit per l’elaborazione della propria vettura che possono acquisire potenza e velocità molto superiori rispetto alle vetture di serie. Il primo prodotto è proprio il kit di trasformazione del comando cambio della “topolino”. La invenzione che però renderà celebre il marchio dello scorpione è quella legata all’impianto di scarico dell’auto. Le marmitte così elaborate acquisiscono un suono più potente, oltre a migliorare ampiamente le prestazioni. Altri prodotti Abarth saranno le pompe acqua e i gruppi collettori. Abarth troverà nel prolifico settore delle marmitte e delle elaborazioni la redditività necessaria per sperimentare nuovi modelli di autoveicoli e investire nel reparto corse. È proprio del 1951 la presentazione delle vetture 204A e 205A. Quest’ultima, una berlinetta da corsa, al salone dell’auto di Torino riscuote un buon giudizio dalla critica specializzata e dal pubblico. Ma è la 1500, venuta alla luce nel 1952, a dare all’officina di Abarth la massima visibilità: il coupé a due posti, 3 fari frontali di cui uno centrale, la linea aggressiva e avvenirisitica fanno di questo modello un pezzo unico, presto acquistato da un produttore americano Packard di Detroit. Ancora una volta si confermano le doti di Abarth, in perfetto equilibrio tra capacità di marketing e quella imprenditoriale. Anche la nuova 1100, lanciata da FIAT nel 1953, rappresenta per la Abarth la possibilità di creare ulteriore valore da un mezzo esistente. Proprio in quell’anno i risultati aziendali danno ragione ad Abarth: 70 dipendenti, esportazioni al 10% del fatturato totale, quasi 50.000 marmitte prodotte. Intanto, l’attività agonistica continua con l’elaborazione di una Ferrari 166 mille miglia, su cui vengono applicati dei blocchi di alluminio per diminuirne il peso.

È del 1955, però, la grande intuizione di Abarth di rielaborare una Fiat 600 per ricavarne una piccola sportiva, la “750 GT”. Questa vettura rappresenta il gioiellino con cui la Abarth definisce il nuovo standard delle vetture rielaborate. La vettura infrange diversi primati alla Mille Miglia e a Monza. Lo stesso risultato verrà ottenuto nel 1958 quando sulle 500, rielaborate dai carrozzieri Zagato e Pininfarina, Abarth decide di intervenire. Di lì a poco uscirà la vera e propria 500 Abarth, con impianto di scarico della ditta e carburatori Weber. La vettura stupirà nuovamente tecnici e addetti ai lavori. È la svolta: Abarth confeziona con Vittorio Valletta, amministratore delegato, un accordo per cui per ogni record o vittoria ottenuto da una vettura Fiat Abarth, Fiat avrebbe corrisposto all’imprenditore un premio in denaro in relazione all’importanza della manifestazione. Le innumerevoli vittorie del marchio negli anni sessanta rendono Carlo Abarth un personaggio molto popolare in Italia. Divertente è l’aneddoto per cui Abarth al circuito del Garda del 1962, cui partecipavano solo vetture dello Scorpione, raccomanda ai piloti di procedere con sportività e giocandosi la palma del vincitore solo agli ultimi giri. Parole disattese perché pare siano stati frequenti i comportamenti al limite.

Specializzatosi in elaborazioni sportive di modelli FIAT e nella costruzione, in pezzi a numero limitato, di vetture granturismo (tra cui la Porsche 356B GTL del 1961), nel 1971 cedette l’azienda alla casa torinese.
Il record a 57 anni

Nel 1965, all’età di 57 anni, Carlo Abarth vuole rendersi protagonista di una nuova impresa sportiva, perde 30 kg di peso per riuscire ad entrare nell’abitacolo della vettura e battere il record di accelerazione con una vettura di classe E, all’Autodromo di Monza

L’azienda

Karl Abarth, l'artista sacro delle vere auto da corsa | Storie di Rally


Il logo aziendale fu fin dall’inizio uno Scorpione, dal segno zodiacale del fondatore, e cominciò ad ornare ben presto delle autovetture da competizione, le prime delle quali assemblate partendo da telai acquisiti dal fallimento di una storica casa automobilistica, la Cisitalia. L’azienda rimase indipendente fino al 1971, anno in cui venne acquistata dalla Fiat e da quel momento rimase come denominazione delle versioni maggiormente sportive di vari marchi del gruppo, oltre che della capofila anche dell’Autobianchi. La collaborazione avvenne anche a livello progettuale con la Lancia, per la quale, in collaborazione anche con Pininfarina, venne ad esempio concepita la Lancia Rally 037.


L’inizio

La Abarth compie 70 anni

Nel dopoguerra, si era affacciata la Cisitalia, che si avvaleva dell’esperienza di un giovane elaboratore, mutuato direttamente dall’azienda motociclistica Motor Thun, dove si fece conoscere anche come pilota, Carlo Abarth. Dopo il fallimento della Cisitalia, Abarth riutilizzò alcune auto che ebbe come saldo. Ma il vero successo iniziò con un accessorio che avrà molta popolarità: la Marmitta Abarth, inizialmente solo per la Topolino, che riusciva ad aggiungere alla piccola utilitaria un suono aggressivo, oltre ad un piccolo aumento di potenza. Tuttavia l’auto era un’utopia, fino all’arrivo della proletaria Fiat 600, che diede ad Abarth un ottimo trampolino per far conoscere la sua innata abilità di elaboratore.
Le prime trasformazioni in “Derivazione”

Abarth, come lui stesso amava definirsi, era un creatore di auto “elaborate non preparate”. Ed infatti il suo primo passo verso la gloria fu una cassetta di trasformazione Abarth per la Fiat 600. Questa idea gli venne quando presentò alla stampa la prima auto della sua casa automobilistica in serie, la “Fiat 600 derivazione Abarth 750”. Come si deduce dal nome il primario intervento fu effettuato sulla cilindrata, ma mantenendo impostazione meccanica e componenti principali in comune con la berlina di serie, anche il telaio, per esempio, che nella versione speciale aerodinamica carrozzata Pininfarina, stabilì parecchi record internazionali, aumentando la fama che la casa dello Scorpione era riuscita a costruirsi.


La Abarth oggi

Abarth Grande Punto - Wikipedia
Prossima uscita Abarth Punto Evo 1.4 16V Turbo Multiair S&S 165 CV
Abarth 124 Spider 2019: con il restyling arrivano quasi 200 CV
Abarth 595: listino prezzi 2022 e scheda tecnica


La caratteristica e rievocativa cassetta di trasformazione Abarth contenente il kit “SS” (al suo interno contiene il kit per la Grande Punto Abarth o per la Abarth 500)

Nel 2007 Fiat Group rilancia questo marchio sportivo, da essa acquistato nel 1971 e che aveva visto ridursi la propria importanza a partire dagli anni ottanta, che diventa il quarto brand del gruppo; le sue vetture saranno vendute solo in 26 concessionarie scelte. La Abarth Grande Punto, uscita in autunno in due versioni da 155 e 180cv (con kit “esseesse”), è la prima ad aprire le danze per il rinato scorpione, seguita, nel 2008, dalla Abarth 500, dotata di un motore T-Jet 1.4 Turbo 16v da 135cv, che può essere ulteriormente potenziato a 160cv tramite i seguenti kit di elaborazione: kit “esseesse”, kit “esseesse Koni”, kit “Abarth Elaborazione 595” e kit “695 Abarth Brembo Koni”. Questi modelli sono affiancati dalle due elaborate di serie sempre da 160cv denominate “595 Turismo” e “595 Competizione”. Successivamente la casa ha proposto numerose versioni in serie limitata, tra cui le più performanti “695” con motore potenziato a 180cv, fino a giungere nel 2014 a una versione estrema da 190cv “street legal” denominata 695 biposto e dal 2016 la produzione della tanto attesa 124 Abarth.

Nel giugno del 2009 viene invece lanciata la Grande Punto Abarth Supersport. Caratteristiche base di questa versione, sono il kit “esseesse” già installato dalla casa madre con il motore potenziato fino a 180cv e gli interni sportivi con sedili Abarth by Sabelt. Si approfitta del lancio di questa versione per riproporre tra i colori disponibili lo specifico tono di grigio denominato Grigio Campovolo, già appannaggio delle vecchie Abarth.

Interessante è la nuova politica adottata dalla Abarth riguardo ai componenti “avanzati” dopo aver portato una Abarth in una delle concessionarie per installarvi uno dei vari kit: infatti le concessionarie autorizzate Abarth sono anche delle vere e proprie officine dove si può, in caso si sia in possesso di una Abarth, aumentare ancora di più le prestazioni tramite l’installazione di un kit. Tale passaggio può prevedere anche installazioni di elementi quali cerchi da 18 pollici, molle ribassate, freni maggiorati e (come optional) anche elementi estetici quali sedili racing, copripedali specifici, poggiapiede in alluminio, ecc.).


La rete Abarth

Campello Motors concessionaria ufficiale Abarth

La rete commerciale vanta 26 concessionarie in Italia. Al salone dell’automobile di Ginevra verranno svelati i piani dettagliati, ma in occasione dell’inaugurazione della nuova sede Abarth nell’officina 83 di Mirafiori, Antonino Labate (Responsabile business operations) ha dichiarato ufficiosamente che l’obiettivo è di circa 70 concessionarie in Europa entro la fine del 2008 (di cui 5 in Svizzera), e che molta attenzione verrà data alla Germania (per la sua forte predisposizione alla sportività), al Belgio ed ai Paesi Bassi (dove il Made in Italy in campo automobilistico è ancora molto forte).
La Abarth Driving School

La Abarth Driving School è una scuola di guida sportiva Abarth ufficiale, nata dalla collaborazione fra l’azienda automobilistica e uno dei più celebri campioni di rally, il cavarzerano Sandro Munari. La scuola ha sede presso il circuito di prova di Fiat Group di Balocco, in provincia di Vercelli. L’iniziativa nasce con l’intento di offrire la possibilità di apprendere tecniche di guida con una particolare attenzione alla sicurezza, e all’uso ottimale delle vetture sportive. Il corso di apprendimento consiste in lezioni sia teoriche che pratiche con relativo test finale conclusivo, strutturato con una sfida fra i partecipanti per verificare le conoscenze acquisite.[2]
Le autovetture

Particolarmente famose sono le Abarth derivate dalla Fiat 600, la prima di queste fu la Fiat-Abarth 750 che entrò in produzione nel 1956; per questo modello venne messo in vendita anche un kit di trasformazione per gli automobilisti amanti del “fai da te”.

Furono inoltre importanti anche i popolari kit di trasformazione Abarth per la vecchia Fiat 500, che la rendevano più aggressiva e sportiva, senza limitarne la circolazione alla sola “pista”: nel 1963 fu presentata la 595 Abarth, prodotta prima su base Fiat 500 D e poi su Fiat 500 F sino alla fine del 1971, mentre nel 1964 venne invece presentata la Fiat Abarth 595 SS. Nello stesso anno furono presentate anche la Fiat Abarth 695 e la Fiat Abarth 695 SS, entrambe con una cilindrata totale di 689 cm³. Le parti speciali caratterizzanti le versioni elaborate da Abarth erano composte da cruscotto (con strumentazione specifica provvista di tachimetro, contachilometri, contagiri, indicatore livello benzina e indicatore temperatura olio), volante a 3 razze, carburatore doppio corpo Solex C 28 PBJ montato su apposito alloggiamento in alluminio, coppa olio in alluminio, sistema di aspirazione e scarico dei gas specifici, ecc. Da menzionare anche il fatto che su queste versioni il portellone posteriore, che chiudeva il motore posto nel retro della vettura, veniva rialzato con dei fermi per aumentare il raffreddamento del motore stesso e quindi la sua efficienza.

Alla fine del 1960 la Abarth iniziò a costruire la Abarth 850 TC (Turismo Competizione), la cui versione stradale rimase in produzione fino al 1966. La Fiat forniva le 600 prive di alcune parti meccaniche, (albero motore, freni, carburatore e scarichi) che venivano montate dalla Abarth trasformando la 600 in 850 TC.

Nel corso del 1962, furono realizzate due varianti della 850:

    la TC Nürburgring, il cui motore forniva 55 cavalli CUNA a 6500 giri/minuto. Questa versione fu costruita per ricordare la vittoria di classe ottenuta, nel 1961, da un’Abarth 850 alla 500 Chilometri del Nürburgring;
    la TC/SS, il cui motore dava 57 cavalli CUNA a 6500 giri/minuto. Verso la fine del 1962, questa versione fu ribattezzata “850 TC Nürburgring Corsa”.

Scheda tecnica della FIAT-Abarth 850 TC stradale
Abarth 850 TC

Motore

    Quattro cilindri in linea, montato posteriormente
    Alimentazione con un carburatore Solex 32 PBIC
    Cilindrata 847 cm³
    Misure dei cilindri: alesaggio di 62,5 mm, corsa di 69 mm
    Potenza 52 cavalli CUNA a 5800 giri al minuto
    Raffreddamento a liquido
    Due valvole in testa per cilindro, comandate da aste e bilancieri.

Trasmissione

    Trazione posteriore
    Cambio: manuale a quattro marce.

Corpo vettura

La Abarth 1000 TC

    Carrozzeria portante, a quattro posti
    Freni anteriori a disco
    Freni posteriori a tamburo
    Sospensioni a ruote indipendenti.
    Velocità massima dichiarata: 140 km/h.

Sempre nel 1962, la 850 fu affiancata dalla FIAT-Abarth 1000, che era anch’essa derivata dalla FIAT 600, ma aveva il motore di 982 cm³, con 60 cavalli CUNA.

Non vanno dimenticate le versioni più sportive della FIAT-Abarth 1000 ovvero la TC [anche se la sigla Turismo-Corse non venne mai adottata dalla casa] con 85 CV di potenza e la TCR con testata radiale in grado di raggiungere i 115 CV. Con queste versioni la Abarth portava una grande serie di primizie nelle auto di piccola dimensione, ovvero i freni a disco su tutte e quattro le ruote, cambio a 5 marce e sospensioni a molla e ammortizzatore in quanto le balestre della 600 non erano in grado di fornire un’adeguata tenuta di strada.

Un’altra versione da ricordare della 850 è la TC gruppo 5, realizzata nel 1968 per le gare. Il suo motore aveva le valvole radiali e forniva 93 cavalli.

La Abarth produsse molti dei modelli Fiat ed anche dei modelli Autobianchi (A112 Abarth) in versione sportiva.
Le sigle “esse” ed “esseesse”

Le versioni speciali dei modelli Abarth si sono sempre distinte fra “esse” (Sport) ed “esseesse” (SuperSport). Le differenze fra le due versioni sono sempre state più particolarmente meccaniche anziché estetiche, tradizione ripresa anche oggi per i nuovi modelli del gruppo su base Fiat.
1955 Abarth 209A Coupe Boano (versione con capote della 207A)


Modelli


Modelli del passato

    Fiat Abarth 2000 Sport Tipo SE 010
    Abarth 1000SP
    Abarth 1600 OT Spyder
    Abarth 2000 Cuneo
    Abarth 2000 OT
    Abarth 2000 Pininfarina Scorpione
    Abarth 700-1000 Spider Tubolare
    Abarth SE 08
    Fiat-Abarth 500
    Fiat-Abarth 595
    Fiat-Abarth 695
    Fiat-Abarth 750
    Fiat-Abarth 850 TC
    Fiat-Abarth 1000 Berlina
    Fiat-Abarth 700 spider
    Abarth 700S spyder Tubolare
    Abarth 207A Boano Spider (1955)[3]
    Fiat Abarth 750 Zagato Coupe (1956)[4]
    Abarth Scorpione 1300
    Abarth Simca 1300
    Abarth Simca 2000
    Abarth Simca 1150
    Abarth 2200/2400
    Abarth 1300 OT
    Abarth 2000 OT
    Abarth 2000 SP
    Porsche 356B GTL Abarth
    Fiat 124 Abarth
    Autobianchi A112 Abarth
    Abarth SE 030
    Abarth SE 037
    Fiat 131 Abarth Rally
    Fiat 131 volumetrico Abarth
    Fiat Ritmo 125 TC Abarth
    Fiat Ritmo 130 TC Abarth
    Fiat Cinquecento Sporting Abarth
    Fiat Seicento Sporting Abarth
    Fiat Punto Abarth
    Fiat Stilo Abarth

Modelli attuali

Abarth Punto Evo, in listino dal 12/06/2010 (kit “esseesse” non ancora disponibile)
Abarth 500C, in listino dal 12/06/2010 (kit “esseesse” non ancora disponibile)
Abarth 500, in listino da luglio 2008 (kit “esseesse” in listino da novembre 2008)
Abarth Grande Punto, in listino da fine 2007 al 30/04/2010 (kit “esseesse” in listino dal 22 maggio 2008) Abarth 124 spider (dal 2016 a listino) e altri modelli speciali come la 595 Biposto, Trubuto Ferrari, Maserati, Neroro ecc…